Come promesso in campagna elettorale, Donald Trump e il suo staff hanno subito dato avvio al piano di smantellamento dei programmi governativi su inclusione e diversità. Avevamo già visto qualche mese addietro, sempre in Usa, l’adozione di questo programma da parte di alcune aziende private sospinte da influencer aderenti alla rinata cultura Maga (Make America great again).
Ma siamo proprio certi che questa corsa a tornare indietro possa rappresentare una scelta vincente? Per alcuni no, non lo è. Anzi, le azioni della nuova amministrazione americana possono paradossalmente offrire alle imprese l’opportunità di riaffermare i propri valori fondamentali, spingendole a intensificare i loro sforzi verso la sostenibilità.
Non dobbiamo infatti dimenticare che consumatori ed elettori rappresentano facce diverse della stessa medaglia. Una parte altrettanto importante del mercato, come emerso dall’Osservatorio Sodalitas sulla sostenibilità sociale d’impresa, è fatta di cittadini e consumatori che continuano a chiedere sempre maggiore impegno di sostenibilità (ambientale e sociale) e inclusione. In un contesto di questo genere, i consumatori più sensibili alzeranno il livello di attenzione nei confronti dei brand. In particolare, i più giovani, che sappiamo seguire con attenzione i comportamenti dei brand, spingeranno le aziende a intensificare gli sforzi verso una comunicazione dei temi legati alla de&i (diversity, equity, inclusion) più efficace e autentica. E i talenti saranno sempre più interessati a lavorare principalmente per quelle aziende che offriranno ambienti di lavoro inclusivi e diversificati, con regole nuove rispetto al passato, dove potersi sentire valorizzati e rispettati.
La società inoltre, nonostante tutto, è sempre in movimento, e sappiamo che solo le imprese che riusciranno a trovare soluzioni più creative e innovative potranno sopravvivere o emergere in mercati estremamente complessi, dinamici e interconnessi.
Ma quali sono le imprese che riescono ad avere nel proprio dna queste caratteristiche? I dati McKinsey 2023 ci dicono che le aziende che hanno abbracciato la de&i risultano essere quelle più flessibili, in grado cioè di generare un ventaglio maggiore di prospettive e idee per offrire soluzioni più creative e innovative alle sfide che il mercato porrà. Chi avrà fatto di diversity, equity e inclusion solo una bandiera da sventolare all’occorrenza, chi si sarà dedicato al greenwashing o pinkwashing difficilmente potrà mantenere il piede in due scarpe: il rischio reputazionale ora è ancora più alto vista la polarizzazione del consumatore, senza contare gli aspetti legali e finanziari che vedono le aziende sempre più valutate sulla base dei parametri esg, che fanno della trasparenza la propria stella polare.
In conclusione, i momenti di crisi aiutano sempre a fare pulizia, portando alla luce quelli che sono i veri valori che sostengono un’azienda e la creazione di un’opportunità o una minaccia dipende solo dalla strada che si sceglie di intraprendere.
