L’anno appena iniziato presenta agli italiani alcuni mal di testa: rischi legati all’economia e all’ambiente pesano sempre più sulle preoccupazioni dei consumatori. Un dato allarmante emerge dallo studio Consumer Pulse di Dunnhumby: oggi il 97% degli italiani esprime preoccupazione per lo stato dell’economia nazionale (un dato in crescita rispetto al 94% di un anno fa) e di questo quasi la metà si dichiara molto preoccupata.
Dato confermato anche dal Global Risk Report del World Economic Forum (Wef) che colloca il rallentamento economico al primo posto tra i rischi percepiti per il nostro paese. Ma l’economia non è l’unica a preoccupare: anche l’ambiente ha un ruolo chiave, con i cambiamenti climatici che secondo il report Dunnhumby prevalgono sui rischi derivanti da conflitti e inflazione. Gli eventi climatici estremi sono anche al secondo posto nella lista dei rischi identificati dal Wef per l’Italia.
In un contesto di incertezza, i consumatori italiani continuano a mantenere abitudini di risparmio sviluppate durante i periodi di inflazione. Nonostante la graduale normalizzazione dei prezzi, persistono segni di un comportamento orientato al risparmio. Questo si riflette nel successo delle marche distributive (mdd), nell’aumento dell’uso di promozioni e nella ricerca online di offerte. Tuttavia, si registra un lieve calo nella frequenza di acquisto nei discount, con una sfida interessante per queste catene: mantenere la quota di mercato conquistata durante i mesi inflattivi, senza perdere l’appeal di convenienza che le contraddistingue.
Un esempio significativo viene da Lidl, che in Francia ha saputo trasformarsi negli ultimi quattro anni. Come evidenziato dalla ricerca Rpi di Dunnhumby per la Francia, Lidl ha guadagnato terreno nei confronti di Intermarché e Carrefour, migliorando la soddisfazione dei consumatori grazie a qualità, varietà e crm, mentre ha visto una lieve flessione nella percezione del prezzo rispetto al mercato.
La lezione qui è chiara: gestire con precisione l’immagine del prezzo può posizionare un brand in unafascia in cui è possibile creare margini e investire in qualità, continuando a essere percepito come conveniente.
In questo scenario, cosa possono fare i retailer per adattarsi? Una prima risposta si può trovare nella psicologia comportamentale e in particolare nel concetto di nudging. Gli studi sui bias cognitivi ci insegnano che le persone sono naturalmente avverse al rischio e temono le perdite più di quanto non apprezzino i guadagni. Di conseguenza, i retailer che riusciranno a coniugare la preoccupazione per l’incertezza economica con l’attenzione all’ambiente, utilizzando tecniche di nudging mirate, potranno distinguersi nel mercato.
Alcune domande da porsi possono essere: come posso aiutare i miei clienti a trovare le poposte con maggior risparmio o miglior impatto ambientale a scaffale? Quali nuove linee di mdd posso lanciare per offrire una soluzione a questi due problemi? In che categorie i consumatori avvertono di più un’esigenza rispetto all’altra? Come posso cambiare alcune pratiche standard in punto vendita per ridurre l’impatto ambientale?
Offrire proposte che rispondano a queste due istanze – risparmio e sostenibilità – potrebbe essere la chiave per continuare a crescere in un ambiente sempre più competitivo e incerto.
