Il concetto di welfare aziendale è diventato centrale nelle strategie di gestione del personale. Tra i fattori che hanno contribuito alla diffusione, la fiscalità gioca un ruolo fondamentale, poiché funge da acceleratore del processo di adozione delle iniziative volte a supportare e migliorare la vita dei dipendenti e delle loro famiglie. Se nel caso dei progetti di engagement e di loyalty, la fiscalità talvolta è un freno per la messa a terra delle iniziative, invece nel caso dei progetti di welfare è un acceleratore, in quanto le iniziative a favore del personale usufruiscono sia di decontribuzione per l’azienda sia di detassazione per il lavoratore, a vantaggio di entrambe le parti.
In Italia, la base normativa di riferimento per la fiscalità delle misure di welfare aziendale si trova principalmente nel Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir). L’articolo 51 del Tuir disciplina il trattamento fiscale delle somme e dei valori corrisposti ai lavoratori dipendenti sotto forma di beni, servizi o rimborsi spese, indicando quali di essi non concorrono a formare il reddito da lavoro dipendente. Negli ultimi anni, diverse leggi di stabilità, finanziarie, e vari provvedimenti ad hoc hanno ampliato le possibilità di erogare servizi in regime di totale o parziale esenzione fiscale, a condizione che vengano rispettati determinati requisiti e finalità. Grazie alle esenzioni, l’azienda è più propensa a investire in misure di welfare. D’altro canto, se la normativa diventa troppo complessa o soggetta a continue modifiche, le aziende rischiano di trovarsi in situazioni di incertezza, preferendo vie più semplici come la monetizzazione dei benefit.
Molte aziende italiane di medie e grandi dimensioni hanno iniziato a offrire ai dipendenti piani di welfare flessibili, proponendo i flexible benefit, dove il lavoratore può scegliere su una piattaforma dedicata e tra diverse opzioni. Le imprese, per semplicità, scelgono di affidarsi a società specializzate le quali, attraverso piattaforme dedicate, agevolano l’utilizzo dei crediti welfare per ottenere prodotti e servizi che possono andare dal rimborso di spese scolastiche all’acquisto di un abbonamento in palestra, un viaggio, una vacanza, fino ad acquisti di beni utili, buoni carburante e spesa alimentare, anche se in questo caso c’è da prendere in considerazione il limite al beneficio imposto dalla soglia fringe.
Negli ultimi anni è stato comunque un susseguirsi di decreti che hanno variato la soglia dei fringe benefit, rispetto al limite descritto nel Tuir, e la confusione generata è stata oggettivamente tanta. Ma ciò che importa è che il governo ha dimostrato una certa attenzione al tema, introducendo una serie di misure utili a sensibilizzare le aziende sul tema del welfare. Si è anche favorito un dialogo bilaterale tra datori di lavoro e sindacati per adottare sempre più misure di welfare col fine ultimo di aumentare il potere di acquisto dei lavoratori. La fiscalità, in ultima analisi, si configura come un potente strumento di politica sociale ed economica: attraverso sistemi di agevolazioni mirate, lo stato può guidare il comportamento delle aziende, incoraggiandole a investire in ambiti ritenuti prioritari come la salute, la formazione e il benessere dei lavoratori.
