Troppa personalizzazione fa sentire l’utente controllato

Divenne famoso, negli Stati Uniti, il caso del padre che si rivolse furioso al direttore di una catena di supermercati per aver mandato alla figlia, ancora minorenne, buoni per acquistare ogni sorta di prodotti per neonati, accusandolo di incoraggiare la ragazza a cercare una gravidanza. La ragazza era effettivamente in attesa di un bimbo ma, prima ancora del padre, lo avevano saputo i sistemi di analisi dei dati del supermercato, mediante lo studio sui consumi dell’utente. Questo episodio dimostra quanto siano potenti gli algoritmi nell’analisi dei dati. E lo stesso vale per i concorsi a premio: dietro a ogni partecipazione si nasconde un’opportunità di conoscenza per le aziende.

I concorsi a premio, in questa era digitale, rappresentano un’ottima strategia per conoscere e capire meglio i clienti e personalizzare le loro esperienze. Ogni partecipazione racconta potenzialmente qualcosa: quali premi piacciono di più, in che modo le persone interagiscono, su quali piattaforme sono più attive. Grazie a queste informazioni, le aziende possono creare concorsi su misura, rendendo l’esperienza più coinvolgente e rilevante per il singolo utente. Attenzione però al rovescio della medaglia!

Se da un lato l’uso dei dati migliora l’esperienza del cliente, dall’altro esistono infatti rischi da non sottovalutare. Il primo è la privacy. I consumatori sono sempre più attenti a come vengono utilizzate le loro informazioni e se un’azienda non è trasparente può perdere fiducia e credibilità. Il Gdpr impone regole chiare, tra cui l’obbligo di ottenere un consenso esplicito e informato, con meccanismi trasparenti per la revoca. Se i dati non vengono gestiti correttamente, il rischio di sanzioni (e danni d’immagine) è alto. Un altro problema è la sovra-personalizzazione. Quando un brand “sa troppo” sui propri clienti e inizia a bombardare di offerte su misura o notifiche insistenti, il rischio è che l’utente si senta controllato anziché coinvolto. Nessuno vuole avere l’impressione di essere spiato.

Anche Amazon e Google hanno ricevuto lamentele per l’uso invasivo dei dati, soprattutto quando le informazioni utilizzate per il targeting pubblicitario sembravano provenire da conversazioni o ricerche private. La stessa Federal trade commission (Ftc) ha intrapreso azioni legali contro Amazon per aver iscritto consumatori inconsapevoli al programma Amazon Prime mediante il ricorso ai dark pattern e per aver reso difficile la cancellazione dell’abbonamento.

L’uso dei dati nei concorsi a premio può essere una grande opportunità, ma deve essere gestito con intelligenza e rispetto per il consumatore e per le normative vigenti, ricordando che il consenso deve essere libero e informato e che non è lecito condizionare la partecipazione a un concorso all’accettazione di trattamenti di dati non necessari ed estranei al concorso stesso.

La chiave? Offrire un’esperienza che unisca innovazione e fiducia, senza mai oltrepassare il confine tra personalizzazione e intrusione.

Sonia Travaglini

Credo nel lavoro di squadra e nella professionalità. Insieme al mio team affronto ogni sfida con determinazione al fine di trovare sempre la soluzione giusta per gestire con successo le manifestazioni a premio in Italia e all’estero.