Da semplici croccantini a esperienze culinarie gourmet: il mercato del petfood sta vivendo una rivoluzione che la grande distribuzione organizzata sembra aver perso per strada continuando, troppo spesso, a considerare scatolette e polpettine come meri prodotti da scaffale.
La tendenza all’umanizzazione degli animali domestici è, in Italia, ormai un fenomeno consolidato. In 16,6 milioni di famiglie italiane – dice CX Store Research 2025 – sono presenti animali domestici. Tuttavia, mentre assistiamo quotidianamente a episodi di “disumanizzazione” verso i nostri simili, ironia della sorte non esitiamo a trattare Fido e Micio come piccoli umani pelosi con esigenze premium.
La ricerca rivela uno scenario in evidente contrasto con l’Italia di pochi decenni fa: il 54,6% dei proprietari di cani di razza li fa dormire nel proprio letto o vicino a sè. Meno fortunati i meticci che godono del privilegio solo per il 35%. I nostri nonni, che tenevano i cani in cortile e i gatti in cantina per cacciare topi, probabilmente si chiederebbero se abbiamo perso il senno.
Particolarmente interessante è la differenza tra proprietari di cani di razza e non, come si può vedere nella tabella alla pagina successiva.
Per i gatti la trasformazione da cacciatori di topi a food lover è altrettanto significativa. Come osservato da vari antropologi, questi felini sonodiventati veri e propri “surrogati familiari” nelle società urbane contemporanee. James Serpell sostenne che la nostra tendenza ad antropomorfizzare i gatti non è un semplice errore cognitivo, ma un meccanismo adattivo che facilita la comunicazione interspecifica rafforzando un legame evolutivo.
Turner e Bateson hanno sfidato il mito dell’indipendenza felina dimostrando che i gatti sanno sviluppare legami di attaccamento con gli umani pur in contrasto con la loro basilare natura felina. Questo legame emotivo si traduce direttamente in decisioni d’acquisto di consumatori sempre più disposti a investire in prodotti premium per i loro “familiari atipici”.
Il settore ha visto un’impennata di soluzioni innovative: diete veterinarie specializzate, nutraceutici, formulazioni specifiche per razza e persino tecnologie d’avanguardia come ciotole automatiche o il tappetino diagnostico Carepet di Dometichs.
Mentre tutto questo accade, la gdo continua imperterrita a trattare il petfood come una categoria tradizionale, combattendo sovente battaglie di prezzo in un mercato che ormai ragiona in termini di qualità ed esperienza. È un po’ come se si cercasse di vendere smartphone concentrandosi sul costo delle telefonate!
Il contrasto emerge evidente misurando il successo di catene specializzate come Fressnapf, fondata nel 1990 da un visionario ventiquattrenne tedesco: un’azienda che ha colto perfettamente l’evoluzione del mercato, espandendosi in 11 paesi europei con oltre 1.900 punti di vendita e marcando la sua presenza in Italia con Arcaplanet (entrato nel gruppo nel 2024). Catena quest’ultima di cui si dichiarano clienti il 62% delle famiglie che possiedono almeno un animale domestico e che distanzia così, e notevolmente, le rimanenti insegne del comparto.
La strategia vincente? Private label di qualità, ecommerce complementare alla rete fisica e servizi a valore aggiunto come toelettatura e consulenza veterinaria, ma soprattutto due asset strategici: la grande varietà assortimentale e la preparazione del personale. Il 76% dei clienti di Arcaplanet (fonte CX Store Research 2025) dichiara di trovarvi il miglior assortimento tra tutti e il 70% il miglior personale. Il tutto si riassume in quel 72% di clienti che vi trovano il miglior rapporto qualità/prezzo, ovvero il dato decisamente più alto rispetto agli analoghi giudizi sulle tante insegne anche degli altri diversi settori del largo consumo.
Per recuperare terreno, la gdo dovrebbe finalmente riconoscere che il petfood non è più una semplice categoria merceologica, ma un universo complesso fatto di bisogni emotivi, di valori e stili di vita. La creazione di shop in shop specializzati, personale competente e l’offerta di servizi complementari avanzati potrebbe rappresentare la svolta.
In fondo, si tratta solo di capire che dietro ogni acquisto di cibo per animali c’è un proprietario disposto a fare follie per il proprio “figlio peloso”. E tutto ciò perché sono sempre di più coloro che con Betty White, celebre attrice e conduttrice televisiva americana, ritengono che “Il denaro speso per la salute e la felicità del tuo animale domestico è un investimento per una relazione che ti ripagherà con interessi di lealtà e affetto incondizionati”.